martedì 2 luglio 2013

(le mie) Riflessioni Post La Nausea, Sartre

Ieri ho concluso la lettura de La nausea e da qui ho cominciato ad interessarmi e capire maggiormente determinati stili letterari e filosofici che ruotano attorno alla figura di Sartre.



Questo post avrà una funzione simile agli appunti che si prendevano a lezione e (mi) servono a fare “chiarezza” e a ricordare in futuro, ora che i quaderni non li uso quasi più (i meriti di quanto verrà scritto qui sotto, sono per lo più di Wikipedia).
Quindi, considerate che sono solo annotazioni di una povera autodidatta che si diletta (ma come suona bene questa frase, cos’è? Un’assonanza? Ho rimossa tutto il mio bagaglio culturale che mi forniva gli strumenti per analizzare un testo)…

All’esistenzialismo non ricordo più come mi sono approcciata, comunque da sola, al liceo non ci siamo arrivati. Però ho scoperto che Guccini (oltre a qualche altra figura che mi sta molto simpatica) è un esistenzialista e questo mi piace, quindi per sillogismo, non posso che abbracciare questo pensiero.

«Il mondo... questo grosso essere assurdo. Non ci si poteva nemmeno domandare da dove uscisse fuori, tutto questo, né come mai esisteva un mondo invece che niente. Non aveva senso, il mondo era presente dappertutto, davanti, dietro. Non c'era stato niente prima di esso. Niente. Non c'era stato un momento in cui esso avrebbe potuto non esistere. Era appunto questo che m'irritava: senza dubbio non c'era alcuna ragione perché esistesse, questa larva strisciante. Ma non era possibile che non esistesse. Era impensabile: per immaginare il nulla occorreva trovarcisi già, in pieno mondo, da vivo, con gli occhi spalancati, il nulla era solo un'idea nella mia testa, un'idea esistente, fluttuante in quella immensità: quel nulla non era venuto prima dell'esistenza, era un'esistenza come un'altra e apparsa dopo molte altre».
Jean-Paul Sartre, “La nausea”



Comincio col mio modo confusionario di aprire Parentesi e Regressioni come non ci fosse un domani. Il Caos regna sovrano in me.

IL PARNASSIANESIMO

(Perché me ne salto fuori con sta cosa qui?
Sartre si occupò di un progetto personale, un’anali della creazione letteraria del XIX secolo  e soprattutto dalla critica di Flaubert, un autore di cui non ha mai condiviso lo stile parnassiano.
[ Ecco che  capendo cosa non condivide, posso cogliere meglio il suo pensiero che gli si contrappone].)

·         Questo movimento è una reazione all'eccesso sentimentale del Romanticismo.
·         Esso esalta il riserbo e l'impersonalità;
·         Rigetta assolutamente l'impegno sociale e politico dell'artista. Per i Parnassiani l'arte non deve essere utile o virtuosa e il suo solo scopo è la bellezza. È la rinomata teoria de «l'art pour l'art» (L'arte per l'arte) di Théophile Gautier.

Ovvero: il concetto di arte per l'arte, l'arte deve essere giudicata con parametri estetici.


LO STRUTTURALISMO

Gli arguti intellettuali trancian pezzi e manuali, 
poi stremati fanno cure di cinismo, 
son pallidi nei visi e hanno deboli sorrisi 
solo se si parla di strutturalismo. 
In fondo mi sono simpatici 
da quando ho incontrato Descartes: 
ma pensa se le canzonette 
me le recensisse Roland Barthes!”
F. Guccini – Via Paolo Fabbri 43





Lo strutturalismo rifiuta il concetto di libertà e scelta umana e si concentra invece sul modo in cui l'esperienza e il comportamento umano sono determinati da varie strutture.
Lo strutturalismo è in qualche modo l'avversario dell'esistenzialismo: in effetti nello strutturalismo non c'è molto spazio per la libertà umana, essendo ogni uomo imbrigliato nelle strutture che lo sovrastano e sulle quali non ha presa.

Molto bene, presa coscienza di questo, attraverso concetti chiave (molto base, ma pur sempre utili), passo all’ESISTENZIALISMO. Ma quello ATEO di Sartre.

Il termine Esistenzialismo venne adottato da 
Jean-Paul Sartre il quale, il 29 ottobre 1945, discusse la propria posizione esistenzialista durante una conferenza al Club Maintenant di Parigi. La lezione fu pubblicata come L’existentialisme est un humanisme (L'esistenzialismo è un umanismo), un piccolo libro che contribuì molto a diffondere il pensiero esistenzialista.
Il tema principale posto in essa è la fondamentale 
libertà di realizzarsi di ogni uomo come uomo-dio e l'ineludibilità di rimanere sempre un dio-fallito. Ciò che evidenzia il fallimento è l'angoscia che attanaglia l'uomo nel vivere il suo esistere come una libertà fasulla, basata sul nulla.

L'esistenzialismo, che proclama la libertà totale, così come la responsabilità totale degli atti dell'uomo di fronte agli altri e a sé stesso
.


·         Contingenza dell'essere: il mondo è «assurdo», senza ragione. È «di troppo». Esiste semplicemente, senza «fondamento». Le cose e gli Uomini esistono di fatto, e non di diritto. (Vedere La nausea.)
·         L'Uomo è definito dalla coscienza. Ovvero ogni coscienza è coscienza di qualcosa (idea d'intenzionalità ripresa da Husserl). L'Uomo è dunque fondamentalmente aperto sul mondo, «incompleto», «girato verso», esistente (proiettato fuori di sé): c'è in lui un niente, un «foro nell'essere» suscettibile di ricevere gli oggetti del mondo.
La coscienza è ciò che non coincide mai con se stessi, ciò che è potenza di "nullificazione" (cioè di negazione, cioè d'azione) grazie all'immaginazione (che può pensare ciò che non è). La coscienza rende dunque il progetto possibile.
·        L'Uomo è assolutamente libero: egli non è nient'altro che ciò che egli fa della sua vita, egli è un progetto. L'esistenza precede l'essenza.
·        "L'Uomo è condannato ad essere libero": non impegnarsi è ancora una forma d'impegno, poiché se ne è responsabili.
Inoltre, Dio non esiste (e in ogni caso "se esistesse ciò non cambierebbe nulla"), per cui l’uomo è unica fonte di valore e di moralità; è condannato ad inventare la propria morale.
·        Rifiuto del concetto freudiano d'inconscio, sostituito con la nozione di «malafede»: l'inconscio non saprebbe diminuire l'assoluta libertà dell'Uomo.
Il criterio della morale non si trova dunque al livello delle "massime" (Kant) ma degli "atti". La «malafede», sul piano pratico, consiste nel dire: "quel che conta è l'intenzione".
·        Intersoggettività: il soggetto tende a fare degli altri un oggetto e a percepirsi come l'oggetto d'altri (esempio particolare del "gesto sporco" sorpreso mentre fatto di nascosto).
[immagine canta come se nessuno ti stesse ascoltando, danza come nessuno ti stesse guardando, ama come nessuno ti avesse mai ferito..]
L'uomo non vive se non in relazione all'altro, e l'"IO" sartriano non è più soggettivo ma oggettivo, in quanto è riferito ad ogni uomo in chiave universale.
Sintetizzando: siamo come una stanza con una finestra che si affaccia sul mondo esterno... e sta a noi, e solo a noi, decidere di aprirla.

LA NAUSEA

La nausea è quindi un romanzo filosofico nella misura in cui ripropone, sia pure in maniera del tutto originale, una specie di dualismo tra ciò che è cosciente e ciò che è incosciente. Per Sartre infatti la coscienza è l'elemento che distingue due categorie ontologiche distinte, appartenenti a due livelli ben distinti dell'essere.
La vita, secondo Roquentin (il protagonista del romanzo), nel momento in cui ci appare come un unico e inevitabile flusso di esperienze senza un senso proprio, provoca la grande vertigine della nausea. Si può dunque dire che Sartre lamenta il fatto che la realtà non ci dia significato da sé, ma che è la coscienza dell'uomo a doverglielo dare. In questa impresa l'uomo è del tutto solo, perché non c'è un Dio a cui fare riferimento e porre domande.
L'esistenza è di per sé già compiuta nella sua evidenza, l'esistenza è assoluta e gratuita.
La condizione di chi si sente esistere è già vissuta come un esistente, seppure assurda perché senza uno scopo apparente, viviamo per vivere e per morire, gli eventi ci vengono incontro come fenomeni e non possiamo dedurli se non vengono in contatto con il nostro Io.

Alcune citazioni
Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere.
Noi non abbiamo né dietro a noi, né dinanzi a noi, in un dominio luminoso dei valori, delle giustificazioni o delle scuse. Siamo soli, senza scuse.
Non facciamo quello che vogliamo e tuttavia siamo responsabili di quel che siamo.

Per ottenere una verità qualunque sul mio conto, bisogna che la ricavi tramite l' altro. L'altro è indispensabile alla mia esistenza, così come alla conoscenza che io ho di me.

Nessun commento:

Posta un commento

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...