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mercoledì 2 marzo 2016

Perchè ci si innamora?

Un po' di tempo fa lessi uno stralcio del testo che riporto qui sotto, la parte finale, quella che metterò di sbieco, mi piacque molto, tanto d'averla inserita nella mia cartella Word, "Citazioni".
Confesso di non aver letto il libro da cui è tratto e cioè Quando tutte le donne del mondo di S. De 
Beauvoir, nè ho letto qualcos'altro di suo. Di Sartre sì, tanto che l'esistenzialismo è il pensiero filosofico che più mi appartiene, ma questo testo riguarda tutt'altro, parla del perchè ci si innamora.





- Ti innamori perché sei giovane, perché stai invecchiando, perché sei vecchio; perché comincia la primavera, perché comincia l'autunno; perché hai troppa energia, perché sei stanco;- L'esperienza dell'amore è talmente universale che sembra priva di mistero.

- "Sei diverso. Sei un'eccezione. Non somigli a nessun altro". Tutti gli innamorati hanno detto queste parole...

- Ami per sfidare un marito o una moglie, per sfidare i tuoi genitori, per opposizione agli amici e a un ambiente, per sfidare tutti coloro che ti hanno contrastato in qualche modo.

- L'amore non avrebbe la sua cupa violenza se non fosse sempre, all'inizio, una specie di vendetta: contro una società chiusa alla quale puoi a un tratto appartenere; contro un paese straniero nel quale puoi a un tratto mettere radici; contro una cerchia provinciale dalla quale puoi ad un tratto fuggire.
- L'amore ci coglie sovente di sorpresa. Soltanto quando incontriamo l'uomo, la donna che soddisfa la nostra aspettativa quell'aspettativa si rivela a noi.
- L'amore non nasce quando la vita colma i tuoi desideri, né quando ti schiaccia, ma si presenta soltanto a coloro che, apertamente o in segreto, desiderano un cambiamento. È allora che ti aspetti l'amore e ciò che l'amore porta: Attraverso un'altra persona un mondo nuovo ti viene rivelato e donato.
- Esplorare un paese ignoto è una fatica, ma possederlo attraverso l'amore di un seducente straniero è un miracolo. In questo caso, come in molti altri, l'amore è una meravigliosa scorciatoia....Ciò che ti aspetti dalla persona amata dipende dalla tua infanzia, dal tuo passato, dai tuoi progetti, dall'intero contesto della tua vita. Puoi cercare qualcosa di molto specifico: un padre, un bambino, un'anima gemella; la sicurezza, la verità; un'immagine esaltata di te stessa. O il tuo bisogno può essere ambiguo, indefinito o addirittura infinito. Puoi volere qualcos'altro, qualsiasi cosa purché tu non l'abbia.
- Il solo fatto che un uomo - o una donna - ti sfugga può bastare: cominci a proiettare su di lui tutte le qualità che cerchi nell'Altro.
- D'altro canto puoi essere affascinato dal fascino che eserciti su qualcuno, dall'immagine abbagliante che ti dà di te. È la trappola del narcisismo. I masochisti e tutti coloro che hanno scelto la disfatta cadono in un'altra trappola: amano coloro ai quali sono indifferenti. Puoi infatti amare non solo per la gioia di amare o per la gloria di essere amato, ma talvolta anche per la lacerante amarezza di non essere amato. E qui ritorno al punto di partenza.
Perché ci s'innamora? Nulla di più complesso: perché è inverno, perché è estate; per eccesso di lavoro o per troppo tempo libero; per debolezza, per forza, per bisogno di sicurezza, per amore del pericolo; per disperazione, per speranza; perché qualcuno non ti ama, perché qualcuno ti ama.

Quando tutte le donne del mondo - Simone de Beauvoir.




Detto questo, io ho sempre appartenuto alla categoria del (scusate la nuova ripetizione del testo)  "Il solo fatto che un uomo - o una donna - ti sfugga può bastare: cominci a proiettare su di lui tutte le qualità che cerchi nell'Altro.        I masochisti e tutti coloro che hanno scelto la disfatta cadono in un'altra trappola: amano coloro ai quali sono indifferenti. Puoi infatti amare non solo per la gioia di amare o per la gloria di essere amato, ma talvolta anche per la lacerante amarezza di non essere amato.    Perchè qualcuno non ti ama"

Però sarà che forse sto crescendo e certi errori cerco di non ripeterli più e mi tengo alla larga da quelle situazioni che non mi porteranno niente di buono e costruttivo, ma anzi mi faranno solo del male. Per quanto soffrire mi sia sempre piaciuto e tutto sommato continui a piacermi, perchè sono sensazioni talmente forti che ti fanno sentire vivo e provi una sorta di scarica di adrenalina.
C'è chi fa bungee jumping, chi si butta con il paracadute, chi arrampica, fa deltaplano, peripezie con lo snowbord, chi guarda film horror (...) e poi chi, come me, pratica "l'amore sbagliato" ed i trepidi del cuore li senti lo stesso. E come se li senti.

Capita anche che ad un certo punto arrivi qualcuno che ti ama, sapientemente, poco alla volta, mattone dopo mattone (anzi mattoncino Lego, dopo mattoncino Lego) riesca a farti innamorare di sè. Succede di rado, ma succede.
Ho appena letto l'intervista ad Ennio Morricone di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera e l'ho trovata così perfetta nella semplicità di ciò che questo significhi "
Io le sono rimasto vicino. E così, giorno per giorno, goccia dopo goccia, l’ho fatta innamorare. Perché nell’amore come nell’arte la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine, o l’intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata. E, certo, la fedeltà. "
Forse questo significa crescere.


martedì 2 luglio 2013

(le mie) Riflessioni Post La Nausea, Sartre

Ieri ho concluso la lettura de La nausea e da qui ho cominciato ad interessarmi e capire maggiormente determinati stili letterari e filosofici che ruotano attorno alla figura di Sartre.



Questo post avrà una funzione simile agli appunti che si prendevano a lezione e (mi) servono a fare “chiarezza” e a ricordare in futuro, ora che i quaderni non li uso quasi più (i meriti di quanto verrà scritto qui sotto, sono per lo più di Wikipedia).
Quindi, considerate che sono solo annotazioni di una povera autodidatta che si diletta (ma come suona bene questa frase, cos’è? Un’assonanza? Ho rimossa tutto il mio bagaglio culturale che mi forniva gli strumenti per analizzare un testo)…

All’esistenzialismo non ricordo più come mi sono approcciata, comunque da sola, al liceo non ci siamo arrivati. Però ho scoperto che Guccini (oltre a qualche altra figura che mi sta molto simpatica) è un esistenzialista e questo mi piace, quindi per sillogismo, non posso che abbracciare questo pensiero.

«Il mondo... questo grosso essere assurdo. Non ci si poteva nemmeno domandare da dove uscisse fuori, tutto questo, né come mai esisteva un mondo invece che niente. Non aveva senso, il mondo era presente dappertutto, davanti, dietro. Non c'era stato niente prima di esso. Niente. Non c'era stato un momento in cui esso avrebbe potuto non esistere. Era appunto questo che m'irritava: senza dubbio non c'era alcuna ragione perché esistesse, questa larva strisciante. Ma non era possibile che non esistesse. Era impensabile: per immaginare il nulla occorreva trovarcisi già, in pieno mondo, da vivo, con gli occhi spalancati, il nulla era solo un'idea nella mia testa, un'idea esistente, fluttuante in quella immensità: quel nulla non era venuto prima dell'esistenza, era un'esistenza come un'altra e apparsa dopo molte altre».
Jean-Paul Sartre, “La nausea”



Comincio col mio modo confusionario di aprire Parentesi e Regressioni come non ci fosse un domani. Il Caos regna sovrano in me.

IL PARNASSIANESIMO

(Perché me ne salto fuori con sta cosa qui?
Sartre si occupò di un progetto personale, un’anali della creazione letteraria del XIX secolo  e soprattutto dalla critica di Flaubert, un autore di cui non ha mai condiviso lo stile parnassiano.
[ Ecco che  capendo cosa non condivide, posso cogliere meglio il suo pensiero che gli si contrappone].)

·         Questo movimento è una reazione all'eccesso sentimentale del Romanticismo.
·         Esso esalta il riserbo e l'impersonalità;
·         Rigetta assolutamente l'impegno sociale e politico dell'artista. Per i Parnassiani l'arte non deve essere utile o virtuosa e il suo solo scopo è la bellezza. È la rinomata teoria de «l'art pour l'art» (L'arte per l'arte) di Théophile Gautier.

Ovvero: il concetto di arte per l'arte, l'arte deve essere giudicata con parametri estetici.


LO STRUTTURALISMO

“Gli arguti intellettuali trancian pezzi e manuali, 
poi stremati fanno cure di cinismo, 
son pallidi nei visi e hanno deboli sorrisi 
solo se si parla di strutturalismo. 
In fondo mi sono simpatici 
da quando ho incontrato Descartes: 
ma pensa se le canzonette 
me le recensisse Roland Barthes!”
F. Guccini – Via Paolo Fabbri 43





Lo strutturalismo rifiuta il concetto di libertà e scelta umana e si concentra invece sul modo in cui l'esperienza e il comportamento umano sono determinati da varie strutture.
Lo strutturalismo è in qualche modo l'avversario dell'esistenzialismo: in effetti nello strutturalismo non c'è molto spazio per la libertà umana, essendo ogni uomo imbrigliato nelle strutture che lo sovrastano e sulle quali non ha presa.

Molto bene, presa coscienza di questo, attraverso concetti chiave (molto base, ma pur sempre utili), passo all’ESISTENZIALISMO. Ma quello ATEO di Sartre.

Il termine Esistenzialismo venne adottato da 
Jean-Paul Sartre il quale, il 29 ottobre 1945, discusse la propria posizione esistenzialista durante una conferenza al Club Maintenant di Parigi. La lezione fu pubblicata come L’existentialisme est un humanisme (L'esistenzialismo è un umanismo), un piccolo libro che contribuì molto a diffondere il pensiero esistenzialista.
Il tema principale posto in essa è la fondamentale 
libertà di realizzarsi di ogni uomo come uomo-dio e l'ineludibilità di rimanere sempre un dio-fallito. Ciò che evidenzia il fallimento è l'angoscia che attanaglia l'uomo nel vivere il suo esistere come una libertà fasulla, basata sul nulla.

L'esistenzialismo, che proclama la libertà totale, così come la responsabilità totale degli atti dell'uomo di fronte agli altri e a sé stesso
.


·         Contingenza dell'essere: il mondo è «assurdo», senza ragione. È «di troppo». Esiste semplicemente, senza «fondamento». Le cose e gli Uomini esistono di fatto, e non di diritto. (Vedere La nausea.)
·         L'Uomo è definito dalla coscienza. Ovvero ogni coscienza è coscienza di qualcosa (idea d'intenzionalità ripresa da Husserl). L'Uomo è dunque fondamentalmente aperto sul mondo, «incompleto», «girato verso», esistente (proiettato fuori di sé): c'è in lui un niente, un «foro nell'essere» suscettibile di ricevere gli oggetti del mondo.
La coscienza è ciò che non coincide mai con se stessi, ciò che è potenza di "nullificazione" (cioè di negazione, cioè d'azione) grazie all'immaginazione (che può pensare ciò che non è). La coscienza rende dunque il progetto possibile.
·        L'Uomo è assolutamente libero: egli non è nient'altro che ciò che egli fa della sua vita, egli è un progetto. L'esistenza precede l'essenza.
·        "L'Uomo è condannato ad essere libero": non impegnarsi è ancora una forma d'impegno, poiché se ne è responsabili.
Inoltre, Dio non esiste (e in ogni caso "se esistesse ciò non cambierebbe nulla"), per cui l’uomo è unica fonte di valore e di moralità; è condannato ad inventare la propria morale.
·        Rifiuto del concetto freudiano d'inconscio, sostituito con la nozione di «malafede»: l'inconscio non saprebbe diminuire l'assoluta libertà dell'Uomo.
Il criterio della morale non si trova dunque al livello delle "massime" (Kant) ma degli "atti". La «malafede», sul piano pratico, consiste nel dire: "quel che conta è l'intenzione".
·        Intersoggettività: il soggetto tende a fare degli altri un oggetto e a percepirsi come l'oggetto d'altri (esempio particolare del "gesto sporco" sorpreso mentre fatto di nascosto).
[immagine canta come se nessuno ti stesse ascoltando, danza come nessuno ti stesse guardando, ama come nessuno ti avesse mai ferito..]
L'uomo non vive se non in relazione all'altro, e l'"IO" sartriano non è più soggettivo ma oggettivo, in quanto è riferito ad ogni uomo in chiave universale.
Sintetizzando: siamo come una stanza con una finestra che si affaccia sul mondo esterno... e sta a noi, e solo a noi, decidere di aprirla.

LA NAUSEA

La nausea è quindi un romanzo filosofico nella misura in cui ripropone, sia pure in maniera del tutto originale, una specie di dualismo tra ciò che è cosciente e ciò che è incosciente. Per Sartre infatti la coscienza è l'elemento che distingue due categorie ontologiche distinte, appartenenti a due livelli ben distinti dell'essere.
La vita, secondo Roquentin (il protagonista del romanzo), nel momento in cui ci appare come un unico e inevitabile flusso di esperienze senza un senso proprio, provoca la grande vertigine della nausea. Si può dunque dire che Sartre lamenta il fatto che la realtà non ci dia significato da sé, ma che è la coscienza dell'uomo a doverglielo dare. In questa impresa l'uomo è del tutto solo, perché non c'è un Dio a cui fare riferimento e porre domande.
L'esistenza è di per sé già compiuta nella sua evidenza, l'esistenza è assoluta e gratuita.
La condizione di chi si sente esistere è già vissuta come un esistente, seppure assurda perché senza uno scopo apparente, viviamo per vivere e per morire, gli eventi ci vengono incontro come fenomeni e non possiamo dedurli se non vengono in contatto con il nostro Io.

Alcune citazioni
Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere.
Noi non abbiamo né dietro a noi, né dinanzi a noi, in un dominio luminoso dei valori, delle giustificazioni o delle scuse. Siamo soli, senza scuse.
Non facciamo quello che vogliamo e tuttavia siamo responsabili di quel che siamo.

Per ottenere una verità qualunque sul mio conto, bisogna che la ricavi tramite l' altro. L'altro è indispensabile alla mia esistenza, così come alla conoscenza che io ho di me.

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