martedì 17 settembre 2013

Ed una bravissima amica artista - Martina Melilli

Questo post lo dedico ad una mia cara amica, (la) Martina,
visto che a breve alcuni suoi scatti saranno raccolti ed esposti in un progetto fotografico dal titolo "WALK #2", a Bruxelles.


Come mai proprio Bruxelles...

Lei, Martina (qui il suo sito personale nel quale trovare l'intera biografia e vedere alcuni dei suoi lavori), ci ha abitato per tre anni in parte per un progetto Erasmus (completa gli studi alla Sint Lukas Hogeschool ) e successivamente per un tirocinio, sempre legato al mondo universitario e qui, nella capitale belga è riuscita a farsi campo nel mondo artistico attraverso svariate collaborazioni, in particolare con la piattaforma artistica  Auguste Orts.



Il progetto

Il progetto nato da due fotografi belgi, Aurore Dal Mas e Sebastien Marcq, prende il nome di Walk #2. Il titolo stesso suggerisce il carattere di questa mostra: una passeggiata nel quartiere di Ixelles dove poter scoprire differenti spazi che ospiteranno differenti giovani artisti selezionati ad esporre in questa mostra un po' "atipica".
Il filo conduttore che lega questi giovani artisti fra loro è quello delle Prime visioni, prime visioni che vengono intese anche nel lavoro scelto per questa mostra e che viene esposto per la prima volta.

Martina per la mostra ha voluto giocare con questo tema attribuendogli diversi significati, alcuni dei quali anche un po' contrastanti fra loro, quasi degli ossimori.
La sua scelta è stata quella di esporre degli scatti fotografici fatti durante un viaggio a New York, immagini che hanno fermato la sua prima impressione della città, la prima volta in cui vi è atterrata.
Fotografie scattate attraverso l'impiego di una macchina fotografica usa e getta, dove anche attraverso questa scelta ritroviamo il tema delle prime visioni: la prima visione anche, di quella foto stessa, dovuta alla distanza di tempo che intercorre dallo scatto al suo sviluppo (contrariamente a quanto accade nell'immagine immediata che abbiamo attraverso il display di una macchina digitale o di un cellulare). E così, dopo giorni, a volte settimane (altre volte ancora mesi o anni addirittura), ti trovi a guardare quelle foto (per la prima volta) con la curiosità di vedere finalmente il risultato di quello scatto. O con lo stupore di vedere una fotografia che avevi scordato d'aver fatto.
Lo scontro con la prima visione avviene invece nei soggetti da lei fotografati... soggetti che ognuno di noi conosce, quasi delle immagini stereotipate della grande mela, la tipica New York da cartolina. Anche se, vista dal suo punto di vista, nessuna immagine "troppo studiata" o "perfetta".

Ecco che lo skyline di New York che svetta dal fiume Hudson (? boh!) scivolerà un po' verso sinistra.










































Gli alti grattacieli verranno mozzati a favore dello scorcio di cielo che maggiormente le interessava.



















































E' o non è bravissima?
Se vi capita di trovarvi a Bruxelles nelle giornate tra il 16 e il 20 Ottobre, un giro per Walk #2 è d'obbligo.

Gli altri artisti selezionati:

Bertrand CAVALIER / Anne DE GELAS / Maxime Delvaux / Hugh Wurstemberger / Aurore Dal Mas / Quentin DEROUET / Genevieve ERREMBAULT / Nina LASSILA / Sebastien Marcq / Massao MASCARO / MARTINA MELILLI / Sandrine MORGANTE / Lucia Nimcova / Beata SZPARAGOWSKA / Stefan Vanthuyne / Chantal VEY / Chalotte WALKER.

[Le immagini, per gentile concessione di Martina Melilli, le potete trovare qui]

domenica 25 agosto 2013

Certezze

Oggi è una di quelle domeniche di fine estate un po' tristi.
Oggi, fuori, il cielo grigio minaccia di piovere e soffia un vento freddo. 


Qui, nel paese in cui abito io, c'è un odore che segna il momento in cui l'estate ormai sta per finire cedendo il posto all'autunno, un odore che nella mente è più forte anche delle immagini di foglie che si staccano dagli alberi cadendo a terra, degli stormi di uccelli che migrano verso sud e del fumo che comincia ad uscire dai camini. Un odore più vivo di quello dell'erba appena tagliata o delle mandorle caramellate che fanno alle sagre, delle caldarroste appena cucinate. Forse perchè più intenso, quasi fastidioso e che persiste durante l'arco di un'intera giornata, per mesi: l'odore dello zuccherificio, della lavorazione che trasforma la barbabietola a zucchero. Un odore forte ed acre, strano, ma a cui, anno dopo anno quasi ci si affeziona (almeno parlo per me -che vabbeh... ho la fortuna di non abitare poi così vicina allo zuccherificio-).
Qui, noi lo chiamiamo l' "odore dee polpe" e mi ha sempre fatto sorridere (e anche un po' schifo) come cosa.


































Io però ormai a sto posto ci sono legata, sono legata all'immagine della sua struttura che si presenta imponente e scarna come quasi tutti gli edifici industriali di inizio secolo, con la sua ciminiera alta, alta in mattoni e i suoi silos in acciaio e quel certo suo certo "nonchalance" nell'affacciarsi lungo le sponde del Bacchiglione, da renderla un'immagine così perfettamente pittoresca. Come un quadro Inglese.

Le mille luci che lo vestono la notte. Che lo vedi da lontano, lontano, quasi spettrale, da far paura, un'industria mai ferma, che lavora instancabile nottetempo.


























Ora racconto una piccola storia che è legata a questo edificio qui. E a me, chiaro.
Una cosa che credo porterò, nonostante la sua semplicità, dentro di me, come un ricordo quasi romantico. Sì, come la canzone QUASI d'amore di Guccini.

Qualche estate fa, penso siano passati due o tre anni (ho una memoria terribile), presi una cotta stratosferica per un ragazzo che lavorava allo zuccherificio , o come la gente di qui, nello slang dei Pontelongani, dice, "fazeva ea campagna".
Come la maggior parte dei lavoratori stagionali dello zuccherificio era turnista ed aveva tre tipi di turno differente, ognuno dei quali durava una settimana: quello la mattina, quello durante il giorno e quello la notte. Il turno della mattina iniziava alle 4 e terminava, se non ricordo male intorno alle 11.
La strada che quel ragazzo faceva per andare a lavoro passava proprio sotto casa mia, quindi, dopo esserci sentiti fino a notte tarda per messaggio lui mi disse che percorrendo quella strada avrebbe dato un colpo di clacson intonando l'inno nazionale russo una volta arrivato sotto al mio balcone. E io, molto (per i miei canoni) romanticamente, misi la sveglia e aspettai quel "colpo di clacson".

Aaaahhhh... che ricordi,li trovo dolci e super scemi allo stesso tempo. Che donnina idiota e come mi squaglio facilmente... sì, mi basta proprio poco.
Ad ogni modo anche quest'anno la "campagna" è cominciata e l'odore delle bietole, beh... quella rimane una delle poche certezze della vita che mi pre-annuncia l'arrivo dell'autunno. Olè!

giovedì 1 agosto 2013

La pigrizia

Spulciando qui e lì, 
perchè praticamente io sono iscritta a TUTTI i social network possibili, cominciando da Facebook (il peggio, ma che quello che alla fine "uso" di più), Twitter, Tumblr, Flickr, Instagram, Pinterest, Blogger, 20Lines e tra poco pure Wordpress (senza contare quelli che sto dimenticando -tipo Google Plus, per citarne uno a caso-; il fatto che presto dovrò curare il sito del nostro negozio; le Mail; Skype; Whatsapp i giornali on line; ecc...).



Ebbene sì, sono una persona fin troppo Social, io. Ma della categoria social che poco usa, alcuni account sono in stand-by da quasi subito dopo averli aperti, mentre altre volte "pratico" spesso, ma solo per un certo periodo.
Questo perchè alla fine, a starci dietro a ste cose, ci vuole fondamentalmente TEMPO. E tanto.
E la vita, è fatta di cose più concrete (anche se invidio chi attraverso il web riesce a campà).
Potrei dedicarmi a meno cose e curarle di più, questa sarebbe un'alternativa (e pure saggia, mi viene da pensare), ma non ci riesco, nel mondo del virtuale ci sono troppi collegamenti, e basta poggiarvisi sopra col cursore del mouse, fare click e ti ci catapulti subito dentro.

Tornando a noi, "seguo" (quando il tempo me lo permette), ma siccome ci sto "dentro, bella zio!" (scusate sta ironia spiccia-spiccia), potrei anche dire "sono follower" di una certa Dania in twitter.
Dal suo twitter mi sono invischiata nel suo Blog.
Bene, cosa scopro stamattina? Che se ne esce con l'ennesimo libro, che vabbeh, sarà pure più un racconto che un libro (viste le 78 pagine), ma ammiro profondamente quanto, attraverso la scrittura, sia riuscita a fare (vedi quello che ho scritto poco sopra e cioè, a campare).

[e poi ci sono tutte le altre categorie: quello delle Fashion Blogger, Food Blogger, quelli che tengono in piedi siti per auto-promuovere sè stessi, la maggior parte dei creativi oggi, insomma]



 [source]



Beh... fatto sta, che in un tempo davvero breve, se non sbaglio un paio di anni, Dania, o meglio Daniela Farnese, mi scrive ben 2 romanzi, più questo libricino. Senza contare i post del blog, i piccoli articoli con i suoi punti di vista a L'Unità, interviste, ecc.
Ed io? Io "gigiono" e mi odio per questo, perchè quando avrei tempo per fare davvero "qualcosa" in realtà lo spreco in mille piccole cose che possono nutrirmi di sapere, ma alla fine rubano tempo alla produzione di qualcosa di materiale e concreto.

Vorrei tornare a dipingere, vorrei leggere di più, vorrei scrivere. Lasciare qualcosa di tangibile di me, delle cose che mi passano per la testa e invece... guardo, guardo e guardo ancora.


Scusatemi lo sfogo, poco ve ne importerà... ma, se mi impegno e la pigrizia e le distrazioni smettono di prendere il sopravvento, forse qualcosa di tangibile riuscirò a farlo.
Poi penso che è estate ed è tutto più difficile, perchè le distrazioni salgono in maniera esponenziale... esci fuori con gli amici, vai al mare, ai concerti, ci sono aperitivi e feste. E il tempo passa, e... un altro giorno è andato. Però, se non altro, è stato vissuto.

martedì 2 luglio 2013

(le mie) Riflessioni Post La Nausea, Sartre

Ieri ho concluso la lettura de La nausea e da qui ho cominciato ad interessarmi e capire maggiormente determinati stili letterari e filosofici che ruotano attorno alla figura di Sartre.



Questo post avrà una funzione simile agli appunti che si prendevano a lezione e (mi) servono a fare “chiarezza” e a ricordare in futuro, ora che i quaderni non li uso quasi più (i meriti di quanto verrà scritto qui sotto, sono per lo più di Wikipedia).
Quindi, considerate che sono solo annotazioni di una povera autodidatta che si diletta (ma come suona bene questa frase, cos’è? Un’assonanza? Ho rimossa tutto il mio bagaglio culturale che mi forniva gli strumenti per analizzare un testo)…

All’esistenzialismo non ricordo più come mi sono approcciata, comunque da sola, al liceo non ci siamo arrivati. Però ho scoperto che Guccini (oltre a qualche altra figura che mi sta molto simpatica) è un esistenzialista e questo mi piace, quindi per sillogismo, non posso che abbracciare questo pensiero.

«Il mondo... questo grosso essere assurdo. Non ci si poteva nemmeno domandare da dove uscisse fuori, tutto questo, né come mai esisteva un mondo invece che niente. Non aveva senso, il mondo era presente dappertutto, davanti, dietro. Non c'era stato niente prima di esso. Niente. Non c'era stato un momento in cui esso avrebbe potuto non esistere. Era appunto questo che m'irritava: senza dubbio non c'era alcuna ragione perché esistesse, questa larva strisciante. Ma non era possibile che non esistesse. Era impensabile: per immaginare il nulla occorreva trovarcisi già, in pieno mondo, da vivo, con gli occhi spalancati, il nulla era solo un'idea nella mia testa, un'idea esistente, fluttuante in quella immensità: quel nulla non era venuto prima dell'esistenza, era un'esistenza come un'altra e apparsa dopo molte altre».
Jean-Paul Sartre, “La nausea”



Comincio col mio modo confusionario di aprire Parentesi e Regressioni come non ci fosse un domani. Il Caos regna sovrano in me.

IL PARNASSIANESIMO

(Perché me ne salto fuori con sta cosa qui?
Sartre si occupò di un progetto personale, un’anali della creazione letteraria del XIX secolo  e soprattutto dalla critica di Flaubert, un autore di cui non ha mai condiviso lo stile parnassiano.
[ Ecco che  capendo cosa non condivide, posso cogliere meglio il suo pensiero che gli si contrappone].)

·         Questo movimento è una reazione all'eccesso sentimentale del Romanticismo.
·         Esso esalta il riserbo e l'impersonalità;
·         Rigetta assolutamente l'impegno sociale e politico dell'artista. Per i Parnassiani l'arte non deve essere utile o virtuosa e il suo solo scopo è la bellezza. È la rinomata teoria de «l'art pour l'art» (L'arte per l'arte) di Théophile Gautier.

Ovvero: il concetto di arte per l'arte, l'arte deve essere giudicata con parametri estetici.


LO STRUTTURALISMO

Gli arguti intellettuali trancian pezzi e manuali, 
poi stremati fanno cure di cinismo, 
son pallidi nei visi e hanno deboli sorrisi 
solo se si parla di strutturalismo. 
In fondo mi sono simpatici 
da quando ho incontrato Descartes: 
ma pensa se le canzonette 
me le recensisse Roland Barthes!”
F. Guccini – Via Paolo Fabbri 43





Lo strutturalismo rifiuta il concetto di libertà e scelta umana e si concentra invece sul modo in cui l'esperienza e il comportamento umano sono determinati da varie strutture.
Lo strutturalismo è in qualche modo l'avversario dell'esistenzialismo: in effetti nello strutturalismo non c'è molto spazio per la libertà umana, essendo ogni uomo imbrigliato nelle strutture che lo sovrastano e sulle quali non ha presa.

Molto bene, presa coscienza di questo, attraverso concetti chiave (molto base, ma pur sempre utili), passo all’ESISTENZIALISMO. Ma quello ATEO di Sartre.

Il termine Esistenzialismo venne adottato da 
Jean-Paul Sartre il quale, il 29 ottobre 1945, discusse la propria posizione esistenzialista durante una conferenza al Club Maintenant di Parigi. La lezione fu pubblicata come L’existentialisme est un humanisme (L'esistenzialismo è un umanismo), un piccolo libro che contribuì molto a diffondere il pensiero esistenzialista.
Il tema principale posto in essa è la fondamentale 
libertà di realizzarsi di ogni uomo come uomo-dio e l'ineludibilità di rimanere sempre un dio-fallito. Ciò che evidenzia il fallimento è l'angoscia che attanaglia l'uomo nel vivere il suo esistere come una libertà fasulla, basata sul nulla.

L'esistenzialismo, che proclama la libertà totale, così come la responsabilità totale degli atti dell'uomo di fronte agli altri e a sé stesso
.


·         Contingenza dell'essere: il mondo è «assurdo», senza ragione. È «di troppo». Esiste semplicemente, senza «fondamento». Le cose e gli Uomini esistono di fatto, e non di diritto. (Vedere La nausea.)
·         L'Uomo è definito dalla coscienza. Ovvero ogni coscienza è coscienza di qualcosa (idea d'intenzionalità ripresa da Husserl). L'Uomo è dunque fondamentalmente aperto sul mondo, «incompleto», «girato verso», esistente (proiettato fuori di sé): c'è in lui un niente, un «foro nell'essere» suscettibile di ricevere gli oggetti del mondo.
La coscienza è ciò che non coincide mai con se stessi, ciò che è potenza di "nullificazione" (cioè di negazione, cioè d'azione) grazie all'immaginazione (che può pensare ciò che non è). La coscienza rende dunque il progetto possibile.
·        L'Uomo è assolutamente libero: egli non è nient'altro che ciò che egli fa della sua vita, egli è un progetto. L'esistenza precede l'essenza.
·        "L'Uomo è condannato ad essere libero": non impegnarsi è ancora una forma d'impegno, poiché se ne è responsabili.
Inoltre, Dio non esiste (e in ogni caso "se esistesse ciò non cambierebbe nulla"), per cui l’uomo è unica fonte di valore e di moralità; è condannato ad inventare la propria morale.
·        Rifiuto del concetto freudiano d'inconscio, sostituito con la nozione di «malafede»: l'inconscio non saprebbe diminuire l'assoluta libertà dell'Uomo.
Il criterio della morale non si trova dunque al livello delle "massime" (Kant) ma degli "atti". La «malafede», sul piano pratico, consiste nel dire: "quel che conta è l'intenzione".
·        Intersoggettività: il soggetto tende a fare degli altri un oggetto e a percepirsi come l'oggetto d'altri (esempio particolare del "gesto sporco" sorpreso mentre fatto di nascosto).
[immagine canta come se nessuno ti stesse ascoltando, danza come nessuno ti stesse guardando, ama come nessuno ti avesse mai ferito..]
L'uomo non vive se non in relazione all'altro, e l'"IO" sartriano non è più soggettivo ma oggettivo, in quanto è riferito ad ogni uomo in chiave universale.
Sintetizzando: siamo come una stanza con una finestra che si affaccia sul mondo esterno... e sta a noi, e solo a noi, decidere di aprirla.

LA NAUSEA

La nausea è quindi un romanzo filosofico nella misura in cui ripropone, sia pure in maniera del tutto originale, una specie di dualismo tra ciò che è cosciente e ciò che è incosciente. Per Sartre infatti la coscienza è l'elemento che distingue due categorie ontologiche distinte, appartenenti a due livelli ben distinti dell'essere.
La vita, secondo Roquentin (il protagonista del romanzo), nel momento in cui ci appare come un unico e inevitabile flusso di esperienze senza un senso proprio, provoca la grande vertigine della nausea. Si può dunque dire che Sartre lamenta il fatto che la realtà non ci dia significato da sé, ma che è la coscienza dell'uomo a doverglielo dare. In questa impresa l'uomo è del tutto solo, perché non c'è un Dio a cui fare riferimento e porre domande.
L'esistenza è di per sé già compiuta nella sua evidenza, l'esistenza è assoluta e gratuita.
La condizione di chi si sente esistere è già vissuta come un esistente, seppure assurda perché senza uno scopo apparente, viviamo per vivere e per morire, gli eventi ci vengono incontro come fenomeni e non possiamo dedurli se non vengono in contatto con il nostro Io.

Alcune citazioni
Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere.
Noi non abbiamo né dietro a noi, né dinanzi a noi, in un dominio luminoso dei valori, delle giustificazioni o delle scuse. Siamo soli, senza scuse.
Non facciamo quello che vogliamo e tuttavia siamo responsabili di quel che siamo.

Per ottenere una verità qualunque sul mio conto, bisogna che la ricavi tramite l' altro. L'altro è indispensabile alla mia esistenza, così come alla conoscenza che io ho di me.

mercoledì 12 settembre 2012

50 sfumature di grigio, rosso, nero, viola, azzurro e colori complementari

Lo ammetto io non l'ho letto,
nè è mia intenzione leggerlo in un futuro, nè prossimo, nè tanto meno lontano; sì sono un tantino snob per leggere certe cose.


[source]


Quindi vi chiederete... perchè ci scrivo addirittura un pezzo,
oltretutto scrivendolo pure in ritardo dal momento che (fortunatamente non proprio) TUTTI lo hanno già letto e quindi o criticato o osannato.

Però è divertente pensare di riuscire a scriverci sopra qualcosa lo stesso, anche se in realtà più che recensire qualcosa di non letto, volevo mostrarvi un paio di articoli che con pungente ironia scrivono del successo di questo Harmony di 500 e passa pagine.
La cosa triste è pensare come un libro, mal scritto (da quanto mi è stato riferito e da quanto letto da chi ha avuto la forza ed il fegato per affrontarne la lettura) e con una trama delle più usate e, banali (perdonate la banalità del termine :P ) abbia incassato soldi a palate. Ma Leopardi, di tutto questo, cosa ne penserebbe, eh?!?
Comunque, dirò un'altra banalità, ma per non essere troppo banale, la chiamerò ovvietà:
il sesso vende. E bene. Punto, poco da fare.
Alla fine le descrizioni dettagliate su come decidono di fare sesso i due protagonisti, sono l'unica cosa a cambiare rispetto alla storia di un Harmony della zia, che avevo letto a 12 anni, ma si sa che riempire 500 e passa pagine non è facile, soprattutto quando manca la trama, o meglio la trama la si può riassumere in poche righe. Ahn, probabilmente l'Harmony era scritto meglio.


















Ripiango quasi il caro vecchio 100 colpi di spazzola, prima di andare a dormire, Melissa P. 
almeno aveva 16 anni quando lo scrisse.
Ancora, Girls di  Nick Kelman, racconti piuttosto spinti che suscitavano una certa curiosità e dal messaggio carico di cinismo, e mille altri romanzi dove si ritrova il tema base che ha spinto i lettori delle 50 sfumature a fiondarsi in libreria... 


E così, visto il TOO MAINSTREAM di questo romanzo, tutti ne parlano e molti ne hanno scritto. E a volte quello che ho trovato è stato estremamente spassoso, e ve ne consiglio la lettura ;)

E così ecco che c'è chi stilla una divertente lista del tipo di persona che leggerà la storia della peccaminosa relazione fra i due personaggi del romanzo,



come nel caso dell'articolo della rivista VICE-beta (sì, questa qui sopra è Nicole Minotti nel caso ve lo steste chiedendo).

E chi ne offre una più "classica", ma dissacrante e ironica recensione, vedi la rivista Inutile.
Ma per non farci mancare niente, ormai questo post ha preso la piega del trash, non me ne vogliate, chiudo in bellezza con questo "favoloso" spot promozionale.




Non odiatemi. Vi prego.

Ps
Cercando se ci fosse una lista nel simpatico sito de Ledieci a proposito di sto tema e, non trovandola, ho scritto proponendo di farne una...
Fatto sta che alla fine mi sono ritrovata a scriverla io e, me l'hanno pubblicata!!!
Quale onore! Spero vi diverta :D



I dieci buoni motivi per -non- leggere 50 sfumature di grigio - nero e via dicendo








giovedì 6 settembre 2012

Riprendendo a scrivere


È piuttosto sconfortante pensare d’aver perso tutto il materiale che in questi mesi avevo prodotto…
In realtà i pensieri che avevo scritto li ho ancora tutti conservati nell’archivio delle bozze, però senza le immagini perdono molto della loro “forza”.

Mi piace, tempo e svogliatezza  permettendo, scrivere. Mi piace in particolare aver modo di unire delle foto o delle illustrazioni alle parole. Le immagini sembrano poter rafforzare quello che uno ha da dire, o, per lo meno, aiutano. Ed il blog è uno strumento molto efficace in questo.
Scrivi e conservi e riordini tutto in questa sorta di diario. Quello che ti interessa lo puoi collegare a mille altre pagine di approfondimento, puoi farti leggere e conoscere, non è sbalorditiva come cosa?
(autorisposta: a me galvanizza un sacco questo pensiero).

Oggi è Settembre, mese delle riflessioni, dei bilanci di quello che l’anno è stato e di progetti per quello che verrà. Io amo Settembre e amo l’autunno e so che queste cose le avevo già scritte;
amo questo periodo dell’anno che è appena cominciato, perché lo avverto come periodo di cambiamento, che prende fisicità nei primi venti freschi della sera che spazzano la stasi estiva delle torride giornate di sole, che sembrano così uguali fra loro.


Questo 2012 per me non è stato un anno dei migliori, è vero che mi sono laureata ed ho così chiuso uno dei capitoli più importanti di tutta una vita di una persona. (spero) Presto entrerò nel mondo del lavoro e mi costruirò un futuro che ancora non so bene, ma qualcosa capiterà e cercherò di fare il possibile per fargli prendere una piega affine a ciò che mi piace, anche se, il periodo, per quanto riguarda l’occupazione, non è il più roseo degli ultimi anni (sono piuttosto stanca di sentire ad ogni tg i tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, che non fanno altro che crescere). Le idee sono molte, ma ancora tanto confuse.
Così ri-comincio da qui, da queste pagine. Che il cambiamento abbia inizio (ahahhaha.. questa frase suona un po’ come gli slogan di sailor moon: “Potere del cristallo di Luna, vieni  a me!”).

Cose che spero di riuscire a fare a breve: restituire un banner di copertina al blog (meglio se nuovo, mal che vada cercherò di recuperare quello vecchio, con dell’ironia potrei chiamarlo MarysunRight 2.0 :P), scrivere puntualmente sul blog, scrivere un libro (ah ah ah… povera piccola illusa),  dipingere (e fare molti quadri da appendere alla parete della camera), studiare l’inglese (seriamente però! Quindi guarderò per qualche corso) visto che se in questi 6 mesi di tirocinio non trovo lavoro, vorrei intraprendere l’esperienza di andare all’estero (sì… ciaaaao! Ma l’inglese è sempre bene conoscerlo) e ovviamente trovare un lavoro nel mio settore, l’architettura, anche se non sarò pagata, almeno per imparare un po’ come le cose funzionano, visto che il tirocinio mi occuperà solo tre mattine la settimana. Ahn, dimenticavo…. Fare un po’ di movimento!

Ecco.

lunedì 16 luglio 2012

Io con la tecnologia... Non ci so proprio fare!

Bene,
In un click ho "rovinato" un paio di anni di blog;
è vero che i post che avevo scritto non erano poi tanti, è vero che i contenuti non è che fossero così interessanti, però mi spiace, ci ero in qualche modo legata.

Erano comunque delle mie "piccole creazioni" che sentivo mie e sfoggiavo orgogliosa in questo spazio.
Quindi, mi scuso con chi curiosava fra queste pagine che ora non ci sono più;
ma... il mio cellulare nuovo, di cui non ho ancora ben capito il funzionamento, TROPPO evoluto, a quanto pare, scaricata l'applicazione di Blogger, ha "voluto" sincronizzare la libreria delle immagini del Blog sul mio cell, io trovando la Galleria "MarysunRight" un po' inutile, ho tenuto pigiato sull'iconcina fino a confermarne l'eliminazione.

Sì, non sono troppo sveglia. Sì, forse c'è qualche modo per "ripristinare" la cosa. Ma non so come fare, perchè io e la tecnologia non andiamo poi così d'accordo.

Quindi... ricomincio da qui.
E la cosa mi spaventa non poco.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...